Tavuòfafanafoto

di Carla Carinci
Foto assolutamente inedita. Fa parte di una  serie a cui sto ancora lavorando. Lei una danzatrice. Un paniere di  grazia. Un fiore sull’asfalto.


Piccole solitudiniPiccole Solitudini

AlberiAlberi. Dedicata a Giancarlo. Con l’augurio che non gli manchino mai ombra e luce, come in questa immagine.

Cercando bellezza

Cercando bellezza

Questa foto è ovviamente fatta a Napoli. Poesia della forma e dei colori. Regno di una bellezza caotica e casuale. Mi convinco sempre più che sulla bellezza ci si inciampa ormai per caso. Mi piacerebbe che la foto si chiamasse così: cercando bellezza.

Quel che resta del mare

Quel che resta del mare

Scattata ad Anzio in un pomeriggio estivo. Non c’è quasi niente, ma io ci sento respirare l’uomo, e il mare.

Gente di genova - Mosche da bar

Gente di Genova - Mosche da bar

Questa foto è stata fatta a Genova quest’estate. Sono stat lì tre giorni per parlare con un medico che sostiene di poter curare la grave malattia di mio padre. La sera me ne andavo al porto antico, dove ho conosciuto di tutto: architetti falliti, immigrati cileni, argentini, chiaroveggenti… un caleidoscopio incredibile. L’ultima sera ci hanno portato in regalo empanadas per il viaggio di ritorno. Per un po’ ho lasciato lì il mio cuore.

Val d'Agri

Val d'Agri

È fatta in val d’agri, in lucania, dove il silenzio è assordante, la quiete antica e purissima, il mondo che conosciamo lontano anni luce. Una solitudine immacolata.

Zia Rina. La sua vita con i fantasmi

Zia Rina. La sua vita con i fantasmi

È la mano della zia lucana del mio compagno, che vive tutta la sua vita in compagnia dei suoi morti.

Il compagno Luigi. Omaggio alla sua vita dura

Il compagno Luigi. Omaggio alla sua vita dura

Luigi è un mio amico che ha avuto una vita disperata: miseria, furti, terrorismo, carcere speciale, un trapianto di fegato. Per questo la foto l’ho chiamata così.

Il golfo dei poeti

Il golfo dei poeti

Il Golfo dei Poeti, in Liguria, dopo un temporale spaventoso. E quella barca tranquilla sullo sfondo mi ha commosso, per la sfida, la pazienza e il coraggio di restare.

17 risposte a Tavuòfafanafoto

  1. COMMENTI SU FACEBOOK
    Viviana Graniero
    che danzatrice favolosa, sembra una libellula… grande Carla!

    Maria Paraggio
    Leggerissima, aerea, eppure sembra che sia lei a sostenere il muro. Sembra nascere dall’asfalto della strada e stagliarsi sul muro che mostra le ferite del tempo e l’incuria degli uomini per abbellirlo con la sua corolla e proteggerlo dalla caduta, come una dea.

    • Sono io ad essere commossa, Paolo. Quello che faccio è cercare l’immagine, tra le tante esistenti(infinite), che racconti il più precisamente possibile QUEL momento irripetibile, unico e poetico. Poi l’immagine viaggia da sola, ed è bellissimo sapere che arriva altrove, creando in chi la vede una risonanza, un’eco della mia emozione, ma pur sempre una fusione tra quello che io ho percepito e lo sguardo nuovo di chi la osserva per la prima volta, e ci mette dentro la sua storia, la sua vita. Questa risonanza, questa fusione, sono le emozioni più grande per un fotografo. Quando leggo i vostri commenti sento che l’obiettivo è raggiunto, che la mia vicenda e la vostra si parlano, e questo è più di quanto avrei mai sperato. Grazie!

  2. Che bella, Carla. I rami rappresentano egregiamente gli anni che ci appartengono e il rinnovarsi nelle stagioni.L’ergersi del fusto quasi a toccare il cielo potrebbero indicare, almeno per chi crede, il perdurare della vita oltre il tempo mortale, in un’altra dimensione.

  3. DIALOGO SU FACEBOOK TRA DEDE’ ADELE GAGLIARDI E CARLA CARINCI

    Dedè Ovvero Adele Gagliardi
    tutte belle,ma quella della zia Rina è particolare,quella mano protesa verso i suoi defunti,come se stesse continuando un discorso con la gestualità che a noi napoletani è ben nota!!!!!!!!!!!!!!!

    Carla Carinci
    Sono felice che ti piaccia quella foto Adele. Anch’io la amo moltissimo e mi commuovo ogni volta che la vedo e penso a quel che resta a un anziano di tutta una vita di affetti, progetti, speranze. Grazie!

    Dedè Ovvero Adele Gagliardi ‎
    mi ha ricordato la zia Ninà,che era la zia di tutti a Torre del greco, e conservava come una reliquia le foto sia dei parenti che di semplici conoscenti, e poichè era sola, raccontava a loro tutti i suoi sogni e le sue speranze per i nipoti

  4. Si dice che un’immagine vale più di mille parole. Vedi la tua foto di Napoli, si commenta da sola, come anche “Quel che resta…”.
    La foto del Bar di Genova: non sapevo che si potesse fotografare la “pigrizia”!
    Giancarlo

  5. DIALOGO TRA CARLA CARINCI E GIAMPAOLO IORIO SU FACEBOOK

    Carla Carinci
    Giancarlo, vorrei saperne quanto te. Quando sento qualcuno che parla con tanta padronanza dei propri strumenti di lavoro, qualunque essi siano, giuro che provo l’istinto di ingicchionarmi come di fronte a un miracolo. Io purtoppo non sono i…n grado di descrivere in modo così scientifico tutti i meccanismi che utilizzo.Mi baso su un’esperienza minima, su un empirismo ingenuo e bambino.
    Quando si è aperto di fronte a me quello scenario post temporalesco, ho visto le nuvole sciogliersi in mille filamenti luminosi. Luce e ombra ovunque, contrasti, luminescenze, bagliori nell’acqua e nel cielo. Sul fondo le scogliere, di cui il verde era divenuto quasi invisibile, come fossero quinte spettrali di uno spettacolo apolcalittico. In questi casi, dopo laceranti riflessioni, finisco sempre perscegliere un diaframma medio (questa è in f/11) e un tempo un po’ più lungo di quanto servirebbe (in questo caso 1/200) perché amo la sensazione drammatica delle foto lievemente sottoesposte. In più così ho la garanzia di ottenere delle silohuette nere (la barca che si staglia sullo sfondo, piccola ma definita, una presenza lieve ma decisa).
    Poi c’è la post produzione. Il lavoro al computer. Lì, di fronte allo schermo, si ripete la magia della camera oscura. Si sceglie quanto peso dare ai dettagli, qual è il viraggio, il contrasto. Ho imparato che fotografare in digitale significa catturare informazioni, il più possibile, con la fotocamera, e poi decidere che uso farne. Favorire i contrasti, la nitidezza, oppure scegliere uno sguardo più lieve, lontano, come nei ricordi.
    Chissà cos’avrebbe detto il mago Ansel, che io considero davvero il mio principale ispiratore, vedendo la mio foto.
    Grazie Giancarlo, per aver inventato questo incontro arcano tra il divino ansel e la mia piccola foto. Un abbraccio!
    Carla

    Giancarlo Iorio
    Ansel Adams lo conosco perchè ho letto e riletto i suoi libri soprattutto il negativo e la stampa. Credo che siano i libri più chiari ed esplicativi che esistono. Se i professori spiegassero così la matematica come Ansel spiega il sistema z…onale saremmo pieni di piccoli Einstein.
    Inoltre nelle nostre conversazioni “mediche” con un collega fotografo e lettore di Ansel Adams, portavamo questi come esempio di disturbo ossessivo di personalità, cioè di un perfezionismo che può essere concepito solo se c’è una grande passione. Ogni tanto recitavamo a memoria il discorso che lui riporta in occasione dello scatto di “MOONRISE-HERNANDEZ”, che io ho applicato, con qualche modifica allla tua foto. Chissà quale sarebbe stato il suo atteggiamento nei confronti del digitale e di photoshop.
    Ai posteri… Tu che macchina hai?

    Carla Carinci
    niente di che. Possiedo veramente il minimo, perché è solo un anno che ho cominciato veramente. Ho una nikon D60, con due obiettivi, un 18-55 e un 50-200. Peraltro assai poco luminosi. Peccato che il vecchio Ansel non possa aiutarmi con il digitale… si ricomincia da capo. E si sperimenta tanto, perché in fondo siamo ancora in una fase embrionale, e ognuno sta cercando un suo sistema, specie per il B/N.

  6. Ero in Italia da 15 giorni quando un pomeriggio di Settembre del 1950 all’imbrunire mi trovai di fronte a questo spettacolo. Il posto, conosciuto come il “Golfo dei poeti” mi era stato descritto e mi avevano decantato la sua magnifica bellezza, ma non mi sarei mai aspettato un cielo così ricco di tonalità. Avevo con me una Toyo Field 13×18 cm che caricai prontamente con una HP5 della Ilford della sensibilità nominale di 400 ASA, che io esponevo a 160 ASA. Cercai l’esposimetro Pentax per misurare le luminanze, ma con mio grande rammarico non lo trovai! Dovevo decidere in base alla mia esperienza la luminanza del cielo e del mare, stabilire un valore medio ed esporre comunque per ombre.
    Decisi così un diaframma di 36 e un secondo di esposizione.
    La pellicola fu sviluppata in HC110 soluzione B per N-1. La stampa fu eseguita su carta Kodak sviluppata in Dektol per conservare i più fini valori. Anche se il cielo è stato bruciato in esposizione ha conservato la giusta separazione tonale e ha acquistato di drammaticità. Il battello in controluce è stato reso volutamente in un nero uniforme.
    La copia che vedete alla fine ha subito un viraggio conservativo al Selenio.

    ANSEL

    Così più o meno l’avrebbe fatta il divino Ansel, ossessivo fino al midollo,ma tu, Carla,dicci come l’hai fatta?
    Raccontaci la tecnica e le circostanze se vuoi.
    Giancarlo

  7. CARLA CARINCI E MARZIA CUTORE SU FACEBOOK

    Carla Carinci
    Io lo so chi è!! E temo si stia rivoltando nella tomba!!! :-))
    Comunque sì, commosa e confusa. Non mi aspettavo un’accoglienza così piena di calore. Veramente grazie a tutti. Vado a nanna felice! (prima però ti mando un’altra foto!)

    Marzia Cutore
    Concordo con mr Moretti e con mr Iorio, anche se io – che mr Adams pure non conosco – le trovo molto belle tutte!

  8. Grazie Carla per l’immediata onda di empatia che trasmigra dalle tue foto.. e che ferma flussi di tempo..mai vano, proprio per la spessa trasparenza di altalene dolorose e allegre. Tempi di vite intense, belle e tenere ..in questo oceano di non senso! Benvenuta!

  9. Grazie, grazie a tutti! Mi commuovete! È una felicità poter condividere queste immagini, e sapere che si aggiungerà un altro sguardo oltre al mio. Ne sono davvero emozionata! :-)

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