DislessicaMente

di Manuela Giani
Dislessia e Dintorni

Mercoledì 1 dicembre 2010
Facebook, mondo virtuale o reale?

Oggi a Forum hanno fatto una causa molto interessante … una ragazza a cui è stato tolta la possibilità di accedere al famoso social network Facebook in ufficio.
Ora, non voglio entrare nel merito della causa, ma tutti i commenti e le demonizzazioni scaturite da parte del pubblico nei confronti di Facebook, mi hanno lasciata un po’ perplessa.
Vero è che, come in tutte le cose, il troppo stroppia, che è vero che le persone ormai passano ore e ore nel virtuale mondo di Facebook tanto da dimenticarsi di quello reale … ma quante ore si passavano già prima sui vari siti, forum, chat, ecc.
Ora il bello è che ci si trova tutti li…
Io personalmente sono arrivata a questo social network dopo molte insistenze da parte di amici, mi sembrava un metodo così freddo per comunicare, così impersonale… poi un giorno mi sono lasciata convincere… ed è vero… Facebook crea dipendenza…
E’ capitato spesso che, nel momento in cui, per impedimenti tecnici, di linea, di impegni, di connessione, non riuscivo a collegarmi la cosa mi procurasse tristezza…
Perché è vero, Facebook è un mondo virtuale… ma è pur sempre un mondo che tiene tanta compagnia…
E qui arriviamo al punto che vorrei approfondire… per me questo mondo virtuale è fantastico… perchè se usato con i dovuti modi innanzitutto è di grande compagnia per persone sole, che magari sono costrette a stare a casa per svariati motivi… per malattia, per bambini da curare, per anziani da curare, perché magari in paesi stranieri… insomma… motivi per sentirsi soli ce ne sono milioni… soprattutto nel mondo di oggi.
Sono comunque contatti umani, spesso molto più profondi di quelli reali… perché magari riescono a mettere in contatto persone simili, con problematiche identiche, con idee e interessi uguali…
Io stessa in questi anni ho trovato un profondo giovamento da questo mondo virtuale, per le problematiche che giornalmente affronto sulla dislessia.
E’ bellissimo raccontarsi e trovare qualcuno che ti capisce, che ti capisce fino in fondo, magari ci sono km o continenti di distanza, ma quelle persone ti capiscono, perché hanno vissuto sulla loro pelle il problema e loro possono consigliarti, starti vicino, darti consigli… come forse nella vita reale non avresti mai trovato.
Mai mi sarei interessata a problemi come l’endometriosi, l’autismo, le disabilità, se non avessi conosciuto persone meravigliose che mi hanno accompagnata a conoscere il loro mondo… come ho fatto io con persone che prima magari non sapevano neanche che cosa fosse la dislessia… persone conosciute per caso e che proprio grazie a Facebook, probabilmente la prossima volta che avranno a che fare con un bambino dislessico non lo guarderanno come un marziano… perché grazie a questi scambi, che ribadisco se pur virtuali possono essere molto più profondi di quelli reali, grazie al fatto che Facebook entra nelle nostre case in tutti i momenti della nostra vita, e soprattutto quando vogliamo prenderci un attimo di svago, ci permettono di essere ricettivi e interessati… perché è come se un problema, che magari trattato al telegiornale diventa una cosa impersonale e quindi poco interessante, nel momento in cui viene raccontato da una persona che magari non conosci personalmente, ma che hai imparato a conoscere attraverso link, foto, giochi e pensieri… diventasse improvvisamente un problema reale… perché quella persona lo sta vivendo…
Secondo me questo è un ottimo modo per diffondere informazioni, per aggregare, per fare compagnia, per sostenere le persone… tutto sta all’intelligenza e alla sensibilità delle persone naturalmente e voi che ne dite… ci sono più pro o più contro in questo nuovo modo di comunicare?

Giovedì 18 Novembre 2010
Quando in una famiglia si decide di avere un figlio, di solito il pensiero e il desiderio principale è quello che il proprio bambino sia sano.

Una volta accertato quindi che non ci sono problemi fisici è normale mettersi tranquilli a guardare il proprio figlio che cresce con i piccoli e grandi problemi che l’essere genitori comporta.

Nessuno mai pensa a quei problemi che invece vengono dopo… che non sono malattie, ma disturbi, che fanno si che la vita del proprio figlio e di conseguenza dell’intera famiglia sia un un calvario… non perché il disturbo in se sia di una gravità tale da precludere una normale vita, ma perché spesso questo disturbo non viene riconosciuto in tempo da chi dovrebbe averne le competenze: scuola, asl, specialisti, ecc, così da rendere la vita delle famiglie e dei ragazzi stessi un vero inferno.

Sono la madre di una bambina che fin dalle elementari è sempre stata accusata dagli insegnanti di avere la testa tra le nuvole e di essere svogliata, che da quando aveva 6 o 7 anni passa le giornate sui libri arrivando la maggior parte delle volte alla sufficienza, quando è fortunata…

Insegnanti ai quali, dopo aver personalmente chiesto già in seconda elementare, da ignorante in materia, se ci potesse essere qualcosa che le impediva di leggere speditamente come gli altri e di imparare velocemente come gli altri, come un disturbo di apprendimento, mi sono sempre sentita rispondere che la bambina non aveva nulla, che era una bambina intelligente e con le capacità, ma svogliata, che andava responsabilizzata e punita maggiormente.

Così stupidamente ho fatto, facendole leggere e rileggere allo sfinimento una pagina, punendola quando dopo una giornata passata sul libro non ricordava nulla di ciò che aveva letto… fino a quando, finalmente, mi sono resa conto che i risultati, nonostante tutto l’impegno che la bambina ci metteva, non arrivavano quasi mai.

Ho cominciato a pensare che forse… queste insegnanti e questi specialisti stavano sbagliando qualcosa e ho iniziato a fidarmi del mio istinto di madre che mi diceva che non era possibile che nonostante l’impegno che ci metteva mia figlia, i risultati fossero sempre pessimi!

Non mi dilungo sul lunghissimo cammino che abbiamo intrapreso tra test e visite negli ultimi 6 anni…

Abbiamo dovuto girare tre centri pubblici per arrivare alla fine ad un privato che finalmente ci ha fatto una diagnosi…

E uno quando ha finalmente una diagnosi pensa di essere arrivato al capolinea, di avere finalmente trovato il modo di aiutare il proprio figlio… ma purtroppo, la maggior parte delle volte non è così!

Mia figlia, come tantissimi altri bambini e ragazzi con disturbi specifici di apprendimento, fa fatica a restare concentrata, viene spesso accusata di giocherellare mentre gli insegnanti spiegano, non riesce a segnare i compiti e le verifiche sul diario perché non fa in tempo a scrivere e quindi arriva poi impreparata alle interrogazioni o prende note per non aver svolto i compiti.

Questo da fuori viene visto come immaturità, pigrizia, svogliatezza.

E’ prassi che la bambina abbia risultati accettabili il primo quadrimestre per poi avere un crollo dopo le vacanze di Natale, perché in quel periodo comincia il nuovo programma e lei fa una gran fatica.

Qualche anno fa stupidamente non mi sono resa conto di quello che stava succedendo e mia figlia, non riuscendo più a capire il nuovo programma, ha cominciato a non voler più studiare, a non fare più i compiti, si è chiusa letteralmente in se stessa, cominciando ad avere pessimi risultati e note.

Tutto questo senza dirmi nulla, perché sapeva che l’avrei spinta a dare di più…. quel di più che in quel momento le pesava come un macigno perché lei stava già dando il massimo.

L’epilogo, dopo una giornata in cui aveva dovuto sopportare lo stress di tre verifiche, in cui ha avuto un crollo fisico ed è stata portata al pronto soccorso con una crisi ansiosa. A 11 anni…

Una bambina che ogni anno pensa che sarà bocciata sicuramente perché non ce la fa in alcune materie che per lei sono ostiche e quando riesce a migliorare in alcune materie, peggiora in altre.

Una bambina (che attualmente bambina più non è perché siamo arrivati ormai ai 13 anni) che arriva a casa dopo aver passato la giornata sui libri e non fa neanche in tempo a fare la merenda perché deve mettersi subito a studiare e a fare i compiti e che spesso arriva all’ora di cena, stravolta, senza neanche aver finito tutto quello che le è stato assegnato.

Una bambina che nonostante i certificati e le diagnosi viene definita come una bambina che se si impegna può ottenere ottimi risultati o che viene accusata di avere scarsa organizzazione, quando dovrebbe essere palese che chi ha disturbi di apprendimento, sicuramente va seguito più e meglio degli altri suoi compagni, non solo a casa, ma anche dagli insegnanti.

Tutto questo perché i disturbi di apprendimento sono ancora sconosciuti ad alcuni docenti, o meglio, probabilmente si fanno corsi senza però andare a fondo di ciò che realmente è un bambino con disturbi di apprendimento.

Per capirlo a fondo bisogna viverci giorno dopo giorno, non limitandosi a vedere solo quello che fa durante l’orario scolastico, ma cercando di capire quale grande sforzo ci sia dietro a una giornata scolastica per un bambino con questi problemi.

I ragazzi con disturbi specifici di apprendimento hanno grandissime potenzialità, basterebbe così poco per riuscire a trovare la strada giusta per aiutare ognuno di loro, il metodo giusto per arrivare ai risultati dei loro compagni, ma purtroppo la nostra società, la nostra scuola non è preparata ad accogliere chi non rientra nei parametri di “normalità”, una scuola fatta per bambini e ragazzi standard, che punisce chi ha una visione del mondo vista da un’altra angolazione e che usa altre vie.

Mai mi sarei aspettata di vivere questo genere di problematiche durante la mia vita, di scoprire un mondo così vasto e se visto da un punto di vista diverso da quello scolastico, così interessante.

Mi piacerebbe tanto che gli insegnanti cominciassero a vedere i bambini/ragazzi con disturbi di apprendimento, come una grande risorsa e non come limite al programma… Utopia?

 

Giani Manuela

9 risposte a DislessicaMente

  1. Devo dire di essere stata molto fortunata,sono una mamma con una figlia di 14 anni con dislessia disgrafia ,discalculia gravi,mi sono resa conto che c era qualcosa che non andava dalla prima elementare.abbiamo portato nostra figlia fino a bologna dal prof Stella.tutti la stessa diagnosi DSA.abbiamo trovato delle insegnanti MERAVIGLIOSE ci hanno aiutato in tutti i modi,ci siamo documentati insieme,hanno collaborato con noi,si sono sentite oltre che insegnanti delle mamme,in aiuto ad un altra mamma.oggi mia figlia ha 14 anni è al primo superiore,fatica molto, il triplo dei suoi compagni,ma è serena…..un GRAZIE alle isegnanti che sentono il loro lavoro come una MISSIONE e non giudicano,non colpevolizzano,ma tendono una mano……

  2. Quando ho parlato di “dislessia” degli insegnanti nei confronti della dislessia, forse dovevo aggiungere che anche per gli stessi genitori è facile essere “dislessici” nei confronti di questi bambini: è difficile “leggere” i loro comportamenti, soprattutto all’inizio; non si capisce niente! Il bimbo che rifiuta fin da subito tutto ciò che riguarda la scuola e i libri, che continua a mettere i vestiti alla rovescia, che diventa d’improvviso iperattivo quando deve fare i compiti e che appare confuso quando viene rimproverato… Credo sia importante che gli insegnati imparino a leggere questi comportamenti. Altrimenti si spazientiscono, mortificano, reagiscono in maniera assolutamente inadeguata e controproducente. E qui davvero è una questione di “apprendimento”: sembra quasi che alcuni insegnanti abbiano già i “codici” per capire certi atteggiamenti del bambino, altri danno l’impressione di non averli o di averli atrofizzati. Se la scuola favorisse atteggiamenti di sensibilità sarebbe già un’ottimo punto di partenza. La sensibilità non ha necessità di fondi particolari, non costa niente e rende tanto!

  3. Cara Manuela, no, non è un’utopia! Sono un’insegnante di scuola primaria di Piacenza e l’aver letto la tua bellissima lettera, mi ha fatto molto male. Hai ragione, riconoscere un DSA è sempre stato complesso per tutti, con conseguenze pesantissime per bambini e ragazzi che venivano trattati come svogliati scansafatiche. Ma ora le cose stanno cambiando (troppo tardi per tua figlia, purtroppo).Nella mia città (e regione) già da qualche anno, si procede ad uno screening, quasi sempre obbligatorio fin dalla classe prima, per riconoscere dislessia e discalculia in tempo per poi poter procedere con l’uso di strumenti compensativi che permettono al bambino di avere un percorso educativo e didattico come tutti gli altri. Mi rendo conto che non in tutte le regioni accade questo, ma credo che ci arriveremo.Per il momento dà un bacio a tua figlia da parte mia e un grande saluto anche a te.

    • Grazie! Io lo spero tanto…e tutte le battaglie che sto facendo per far conoscere la dislessia…sicuramente non aiuteranno le mie figlie che hanno 13 e 10 anni…ma magari i miei nipoti e tanti tanti altri bambini…
      Con l’aiuto di insegnanti capaci e sensibili…prima o poi sono convinta che ce la faremo…:-)

  4. La grande sfida, ora, è di vincere il Disturbo Specifico dell’Apprendimento che ha la classe insegnante, specifico proprio nei confronti della dislessia e del DSA: anche quando sembra che si siano informati sul problema, pare proprio che manchino loro i codici per capirlo a fondo. Restano molto lontani dalla realtà e continuano a stupirsi di fronte ai bambini con queste caratteristiche, a indispettirsi, a colpevolizzarli. C’è il rischio che nonostante le competenze teoriche che potranno acquisire, continuino in cuor loro a negare questa realtà e certi suoi aspetti. Di fatto nella scuola bambini di questo tipo sono “un problema”, e ben pochi insegnanti e presidi sono in grado di accettare variazioni alla loro routine. Insomma, un piccolo problema come il DSA ha tante implicazioni a cascata che creano danni enormi. Molte dipendono dall’atteggiamento degli insegnanti a scuola, e sono evitabili in presenza di insegnati dotati di tatto, sensibilità e disponibilità di imparare dai bambini stessi e di informarsi bene.

    • Che dire, hai perfettamente ragione.
      Ho sempre pensato che uno dei modi migliori per far fare corsi agli insegnanti sulla dislessia…sarebbe di farli vivere per una settimana con questi bambini…notte e giorno…per far capire cosa c’è dietro questo mondo che non è fatto solo di circolari e strumenti compensativi e dispensativi…
      Sono sicura che ne uscirebbero degli insegnanti molto preparati in materia e arricchiti…

  5. Hai perfettamente regione. La scuola di oggi è una scuola molto burocratica che non tiene minimamente conto delle necessità dei ragazzi, dove la pedagogia non viene assolutamente applicata, dove gli insegnanti hanno paura di imporre la loro autorità per non incappare in ricorsi e sanzioni varie. Ti parlo da insegnante di sostegno e posso dirti che ci si trova a lottare contro tutti. Si lotta contro gli altri insegnanti, con il dirigente, con le famiglie, con la asl…l’alunno o l’alunna da seguire viene solo alla fine di tutta questa “impalcatura”…ma assolutamente non dà problemi! Anzi! Ti dà coraggio, ti fa capire quanto sia misera la nostra vita se ci attacchiamo solo a valori e cose futili…
    Per fortuna, spesso, ci sono sono delle famiglie o dei genitori in gamba come te, che non si fidano di quello che viene detto loro da personale non qualificato e spingono affinchè vedano riconosciuti i loro diritti. La scuola DEVE essere aperta a tutti e DEVE garantire a tutti la possibilità di impare
    secondo le proprie capacità e potenzialità. Ma se si continua a tagliare i fondi e non si investe mai sull’istruzione tutto questo non sarà mai possibile…
    Un caro abbraccio

    • Purtroppo conosco bene questo senso di impotenza a cui devono sottostare anche i bravi insegnanti, quelli che ancora lo fanno con il cuore e con l’anima.
      Tutti devono adeguarsi alla fredda burocrazia…e non parliamo solo di dislessia purtroppo…non c’è più posto per il cuore e l’anima in un posto come la scuola in cui i nostri bambini diventano adulti…
      La scuola purtroppo a questo punto dobbiamo dire che DOVREBBE fare tante cose…ma ahimè…come in tutta la nostra società civile non sempre è possibile per svariati motivi…e anche gli insegnanti che vorrebbero fare il loro DOVERE…sono costretti ad uniformarsi o a trovare il modo per aiutare i bambini più bisognosi di attenzioni e cure per vie traverse…e questo è assurdo.
      I nostri bambini sono il futuro…e parlando di dislessia…magari il futuro dei nostri bambini potrebbe essere quello di un nuovo Einstein, di un nuovo Leonardo Da Vinci…ma ahimè..spesso non si fa altro che tarpare le ali a queste personcine splendide…rischiando di perdere delle grandi persone in futuro…
      Buon lavoro! Speriamo che sempre più persone arrivino a fare il loro lavoro come te!

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