Pazzianno Pazzianno

ACROSTICI E TAUTOGRAMMI

Casatiello Enakapata
Acrostico a tema

Omero Enakapata
Iliade e Odissea in tautogrammi

Dante Enakapata
Inferno, Purgatorio e Paradiso in tautogrammi

Secondigliano Enakapata
Acrostico a tema

Enakapata Free
Acrostici e tautogrammi in libertà

TITOLI IN CERCA DI STORIE

LA REGOLA
Scegliere un titolo e ideare un racconto, una poesia, un disegno, un quadro, un fumetto, una canzone, un video, un proverbio, un quello che ci pare, della dimensione che ci pare, nel tempo che ci pare.

I TITOLI
Chi nun tene curàggio nun se cocca cu ’e fémmene belle
I ciliegi sono in fiore
Il mantra della pastiera
Rodo

PICCOLE STORIE CRESCONO

LE REGOLE
1. Si comincia il lunedì postando una volta sola e solo al livello 2.
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3. Il sabato e la domenica l’unico vincolo è il divieto di postare di seguito nella stessa storia.
4. Ciascun post deve essere lungo max 7 righe.
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LE STORIE
Numero Tre
INCIPIT
No, non è un attacco di napoletanità (148).

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Numero Due
INCIPIT
Prima notte, una stanza di dodici metri quadrati, freddo, jet lag (73).

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Numero Uno
INCIPIT
Visita al Ueno koen, uno dei parchi più antichi di Tokyo, inaugurato nel 1873, pochi anni dopo che la restaurazione dell’Imperatore Meiji mettesse fine al dominio politico e militare dello shogunato Tokugawa, dinastia di signori feudali che dal 1603 al 1868 governarono il Giappone (125-126).

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Numero Zero
INCIPIT
Scrivo a Piero per dirgli dell’idea di portare con me, naturalmente a mie spese e trovandogli una sistemazione autonoma, mio figlio Luca, che ha 25 anni, studia lingua e cultura giapponese e ogni tanto cucina anche giapponese. (49-50)

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8 risposte a Pazzianno Pazzianno

  1. Sono rimasto molto molto sorpreso dalla qualità delle risposte alla mia provocazione….

    In realtà, ci tengo a “sottolinearlo” ( a buon intenditor…. ), non era una critica alle ottime storie che stanno uscendo dal lavoro di tutti Voi, anzi, era come dice giustamente il carissimo Adrian, un esortazione a Vincenzo perchè continui a produrre, racconti del suo viaggio…

    La critica che poi più si avvicina ad una spinta alla creatività, era verso il superamento dello stato di storie Nipponiche, per proseguire il percorso formativo serendipitoso… Come una richesta di aiuto se volete, all’evoluzione….

    La mia domanda a tutti Voi, continua ad essere pressochè la stessa, se la mente del linguista è spronata dalla “competizione” , tanto simile alla sfida che ha spinto Mary Shelley a scrivere uno dei migliori rimanzi gotici di tutti i tempi, perchè non andare oltre a quelle frasi e concentrarsi nel prosequio di Enakapata… Alla fine anche io sono finito dentro a quel libro, ignaro di quanto mi sarebbe capitato, e questo è il bello e la forza di quello che produce Vincenzo…

    Rispetto molto le vostre osservazioni…e voglio ringraziarvi di cuore, perchè in questo mondo “Orwelliano”, nel quale nulla è vero e sentito, dove il massimo della cultura si espleta al festival di san remo… c’e’ bisogno di pensatori come voi… Alzate il tono , in modo che siano in tanti ad avere la “fortuna” di ascoltarvi…

    Adrian… se vuoi il lardo.. devi venire da me :D

    And!

  2. Tri tri tri,
    fru fru fru,
    ihu ihu ihu,
    uhi uhi uhi!

    Il poeta si diverte,
    pazzamente,
    smisuratamente!
    Non lo state a insolentire,
    lasciatelo divertire
    poveretto,
    queste piccole corbellerie
    sono il suo diletto.

    Cucù rurù,
    rurù cucù,
    cuccuccurucù!

    Cosa sono queste indecenze?
    Queste strofe bisbetiche?
    Licenze, licenze,
    licenze poetiche!
    Sono la mia passione.

    Farafarafarafa,
    tarataratarata,
    paraparaparapa,
    laralaralarala!

    Sapete cosa sono?
    Sono robe avanzate,
    non sono grullerie,
    sono la spazzatura
    delle altre poesie

    Bubububu,
    fufufufu.
    Friu!
    Friu!

    Ma se d’un qualunque nesso
    son prive,
    perché le scrive
    quel fesso?

    bilobilobilobilobilo
    blum!
    Filofilofilofilofilo
    flum!
    Bilolù. Filolù.
    U.

    Non è vero che non voglion dire,
    voglion dire qualcosa.
    Voglion dire…
    come quando uno
    si mette a cantare
    senza saper le parole.
    Una cosa molto volgare.
    Ebbene, così mi piace di fare.

    Aaaaa!
    Eeeee!
    Iiiii!
    Ooooo!
    Uuuuu!
    A! E! I! O! U!

    Ma giovanotto,
    ditemi un poco una cosa,
    non è la vostra una posa,
    di voler con così poco
    tenere alimentato
    un sì gran foco?

    Huisc…Huiusc…
    Sciu sciu sciu,
    koku koku koku.

    Ma come si deve fare a capire?
    Avete delle belle pretese,
    sembra ormai che scriviate in giapponese.

    Abì, alì, alarì.
    Riririri!
    Ri.

    Lasciate pure che si sbizzarrisca,
    anzi è bene che non la finisca.
    Il divertimento gli costerà caro,
    gli daranno del somaro.

    Labala
    falala
    falala
    eppoi lala.
    Lalala lalala.

    Certo è un azzardo un po’ forte,
    scrivere delle cose così,
    che ci son professori oggidì
    a tutte le porte.

    Ahahahahahahah!
    Ahahahahahahah!
    Ahahahahahahah!

    Infine io ò pienamente ragione,
    i tempi sono molto cambiati,
    gli uomini non dimandano
    più nulla dai poeti,
    e lasciatemi divertire!

    “E lasciatemi divertire”

    A. Palazzeschi 1910

  3. del resto è come per il tautogramma in P di umberto eco: formidabile tautogrammista, sfizioso, arguto, eccellente conoscitore di quella quantità industriale di parole colla P, ma nulla a che vedere col pinocchio di collodiana memoria. nn credo che eco volesse sostituirsi a collodi; nn credo che in questo gioco qualcuno voglia sostituirsi ad alcuno. ciascuno segue il suo pensiero, mettendo in luce il suo modo di essere e di porsi, nn potrebbe essere altrimenti che così. condivido l’intervento di daniele riva ed è scontata da parte mia la ragione ad andrea lagomarsino nonostante nn abbia ancora letto il libro. giocare è comunque un modo per tenere allenata la memoria, un’occasione di confronto e scambio intelligente e nn le solite “melenserie” che girano in fb.

  4. Lago è sottile eh eh critica per enfatizzare l’elogio e per spingerti a scrivere una Enakapata2
    Ha ragione ma ha torto.
    Lui ha voglia di leggere un altro racconto Vincemorettiano e quindi ha ragione!
    Piccole storie crescono è un esperimento di scrittura collaborativa, un gioco, un divertimento, e “nata cosa” da Enakapata, quindi ha torto!

    Perciò, Lago, paghi penitenza e me porti un po’ de quel lardo che sai ;-)

  5. Le critiche sono sempre gradite quando stimolano e argomentano anziché puramente demolire. E in particolare quando sono portate con educazione e rispetto. Rifare Enakapata sarebbe diventare come Pierre Menard, il personaggio di Borges che riscrive parola per parola il Don Chisciotte. L’idea di Vincenzo è stata quella di partire da una frase del suo libro per sviluppare storie alternative, non necessariamente legate a Enakapata – e infatti c’è gente che non l’ha letto – per ottenere un esperimento molto interessante di scrittura creativa. Privatamente avevo scritto a Vincenzo che così si sarebbe potuto mettere in pratica una specie di esercizio di stile alla Queneau. Quanto all’ampliare l’originale, perché no? Però devono farlo Luca e Vincenzo: sono andati loro in Giappone…

  6. Anche a me, come già a Carmela, piace comunque l’intervento di Andrea, perché è un ottimo spunto di riflessione… e allora riflettiamo: forse “l’equivoco” nasce dal fatto che “piccole storie screscono” non è (o non dovrebbe essere) la riscrittura di enakapata (ci mancherebbe!!!), ma qualche volta tendiamo invece a ripescarne i personaggi e le ambientazioni e questo può portare fuori strada dal fine reale che si era posto questo gioco… e cioè di prendere spunto da una frase di enakapata (che poteva essere Dante o jerome o Calvino… ma siamo qui e giochiamo rendendo in qualche modo onore a Enakapata) per esplorare proprio universi nuovi e storie completamente alternative. Io sono più affezionata ai giochi puramente linguistici, preferisco le regole e le restizioni nella costruzione del testo perché sono il mio mondo (soprattutto cerebrale), ma partecipo volentieri anche a questo piccolo “esperimento” che in qualche modo mi mette a contatto d più con la creatività degli altri, rispetto al mio amato mondo ludolinguistico, che resta in ogni caso solo mio… difficile farlo agganciare (nella costruzione del testo, intendo) ai pensieri ed alla scrittura di altri…

  7. Andrea, bella la tua critica. Pacata, serena. Senza presuntuosismi, nè asprezza. Un bel punto di vista, quindi proprio perchè punto di vista anche non condivisibile. Io penso che nessuno di noi stia cercando di ripetere, nè copiare, nè cambiare l’esperianza di Enzo che, proprio perchè esperienza personale è unica e irripetibile. Nessuno può emulare lo stile di Enzo, figuriamoci! Eppure il gioco intrica chi, come me adora scrivere, semplicemente scrivere. Tradurre emozioni in parole e fissarle su qualcosa, che le renda eterne. Condividere con altri queste esperienze e vederle sviluppate in altri scenari talvolta anche fantastici, ti aiuta anche a vedere la tua stessa vita da pù angolazioni superare certi nodi emotivi che chi ti circonda materialmente non riesce a cogliere. Per me EnaKapata con tutte le sue sfumature è tutto questo e molto altro ancora.

  8. Vincenzo…

    Non mi piace questo gioco, Enakapata è un meraviglioso spaccato di vita, proprio perche’ sei TU che lo rendi tale…

    Nessuno può sostituirsi alla forza della tua scrittura e del modo in cui scrivi le cose che pensi.. il modo in cui le rimastichi e le metti in relazione , dandogli un significato, che solo alla seconda o terza lettura puoi tentare di intuire…

    Mi piacrebbe un Kapatone, fatto di nuovi personaggi che riescono a stimolarti un nuovo flusso narrativo, non un artificio di ciò che già funziona .

    Se non ho capito e ho frainteso, perdonami, questa è l’idea che mi sono fatto..

    con affetto
    Andrea

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