E io tra di voi

di vincenzo moretti
Il gioco dei puntini sospensivi
“Del resto, la ricerca di una identità prima individuale e poi nazionale (o forse il contrario), la ricerca di fini, di scopi, di ideali, finisce per essere il grande tema della vita …….. (1) di questi anni, forse proprio a cominciare dalla vita pubblica. “Chi siamo?”, “Cosa dobbiamo volere?”, “Dove possiamo andare a finire?”, sembra che si stiano chiedendo tutti loro in ogni momento, da …………. (2) al morettino che lucida le scarpe sulla piazza del suo villaggio; e anche tutto il traffico degli intellettuali finisce per avere più una funzione di analisi che non scopi immediatamente politici”.

Di certo lo avrete capito già, il gioco consiste nell’inseriere le parole giuste al posto dei puntini sospensivi. Per aiutarvi vi diremo che la prima parola è un aggettivo e si riferisce a un paese (es. honduregna, equadoriana, svedese, ecc.), che la seconda parola è un cognome, quello del leader di quello stesso paese e che l’anno a cui si riferisce la citazione è il 1959.
Buona partecipazione.

Mettere ‘a varca ‘a currente
Sì, con Beppe D.V. funziona più o meno così: la grande casa che accoglie le nostre sere; il pranzo della domenica, compreso il dolce o il gelato a seconda della voglia, e delle stagioni e poi naturalmente chiacchiere e caffé,  che quelle proprio non possono mancare; la mia telefonata “sotto sotto” che magari “last minute” fa più chic ma io non faccio sconti e perciò va bene così, per chiedergli se va a pranzo al solito posto che magari lo raggiungo, perché magari c’è lo sciopero dei lavoratori dei trasporti e di andare a Roma non se ne parla.
Diciamo che ieri è andata proprio così: mi sono fatto la mia bella salita a piedi, la funicolare centrale era “out” come tutto il resto, ho raggiunto Beppe alla sua bottega e l’ho trovato come se fosse già pronto che la sua weltanschauung semplicemente non prevede che sia proprio pronto quando tu arrivi.
Spaghetti con i lupini per lui, spaghetti con i polpi per me, acqua minerale liscia a temperatura ambiente che quella fredda che ti brucia la lingua non fa per noi, chiacchiere con i vicini di tavolo.
Adesso non mi chiedete come siamo finiti a parlare delle alici fritte che ho mangiato qualche giorno fa con Cinzia ad Arco Felice perché non me lo ricordo. Vi dico piuttosto del suo mare d’azzurro e d’argento, sì, proprio quello che ti può capitare di ammirare se sei bravo e fortunato e ti ritrovi immerso in un mare di alici azzurre, saltellanti, d’argento, e ti batte forte il cuore di fronte a tanta bellezza.
“Vicié, accade soltanto in certe giornate, con una certa corrente, ti devi trovare nel posto giusto nella maniera giusta nel senso che devi stare in pace con ciò che ti circonda, devi aver gettato il ferro, ma sì, l’ancora, in maniera tale da mettere ‘a varca ‘a currente, insomma non è facile ma quando accade è uno spettacolo”.
Adesso non mi chiedete com’è possibile che di fronte a un racconto così bello, che dico, assai più bello che come lo racconto io non è mica la stessa cosa, invece di chiudere gli occhi e viaggiare su un tappeto di alici volanti io abbia chiesto a Beppe “che significa mettere ‘a varca ‘a currente?”. Sì, non me lo chiedete che mi fate sentire male. Ma no, la questione non è la mancanza di animo poetico, diciamo che la voglia di sognare che ho preso dal papà operaio convive con la necessità di rimanere attaccato alla terra, sì, insomma alle cose concrete, che ho preso dalla mamma contadina, e poi aggiungiamo che nella realtà accade come nella poesia di Pablo Neruda, Siam molti, e così finisce che quando cerco in me il poeta trovo il contadino e viceversa. Uffa, insomma è andata così, voi lo volete sapere o no cosa vuol dire “mettere ‘a varca ‘a currente”?, e allora zitti, e lasciatemi continuare.
“Vicié, quando con la barca ti fermi in un posto non devi gettare subito l’ancora, devi aspettare qualche minuto, sì, insomma, il tempo necessario alla barca per posizionarsi in direzione della corrente”.
E perché?
“Perché a far muovere la barca non è il movimento che vedi in superficie, ma quello che avviene in profondità, e se tu butti l’ancora e la barca poi cambia direzione quella può disincagliarsi, si può allontanare dal posto che hai scelto, puoi ritrovarti ad esempio su un fondale diverso da quello che avevi scelto per pescare un certo tipo di pesce e se stai lì per pescare quel pesce la cosa può essere un problema. Viciè, sono pochi minuti, tu aspetti che si mette nella posizione sua, getti l’ancora, e quella la barca non si muove, la corrente la tira sempre dalla stessa parte. Mò ‘e capito?”
Si. E ho capito anche tante altre cose.
Mettere ‘a varca ‘a currente mi piace. E mi piace anche il movimento provocato da ciò che accade in profondità e non da quello che si vede in superficie.
Eh no, non ci provate, perché mi piace non ve lo dico, in primis perché non è poi così difficile da capire, “in secondis” perché un’altra volta imparate a prendermi in giro per il mio attaccamento alle cose concrete, “in terzis” perché se dico tutto io voi nei vostri commenti cosa scrivete?
Buona partecipazione.

Ciao M.
Accade, certo che accade. Ma quando accade a una persona a cui vuoi bene fa male di più, magari non è giusto ma è umano, di più, viene naturale, ancora di più, “questa è storia”, come diceva lui quando voleva mettere la parola fine alla discussione diventata troppo accesa come certe sere di agosto tra lui, socialista libertario, e noi, comunisti italiani sì ma sempre comunisti, ma sì quelli della serie viene prima l’organizzazione, il partito, e poi le persone, cosa che per lui, uomo profondamente libero, era semplicemente inconcepibile. Intendiamoci, mica che avesse ragione sempre lui, ci mancherebbe altro, è che adesso questo proprio non importa, se proprio ci tenete vi posso dire che a un certo punto ho odiato anche il povero Ignazio Silone e persino il suo meraviglioso Fontamara, sì proprio il romanzo sul quale avevo fatto la tesina al diploma di istituto tecnico e che aveva contribuito a farmi avere il 53/60 più immeritato della storia, soltanto perché lui lo usava ogni volta come emblema dell’illiberalità e del totalitarismo comunista. Accade, certo che accade. Ma quando accade ti salgono le lacrime agli occhi e non se ne vanno neanche se le togli via. Sì, accade che ripensi alle passeggiate tra C. e C.,  a quei 10 chilometri tra andata e ritorno per comprare il giornale e fare un pò di chiacchiere intorno a noi e al mondo. Accade che ripensi a Brescia, a uno dei primi viaggi da fidanzato, al colonnello dei carabinieri che guarda strano ai tuoi 20 anni, ai capelli lunghi e al tuo eskimo innocente  mentre M.,  in quegli anni in prima fila nella lotta al terrorismo, gli spiega con il suo sorriso ironico che sei “nu buono guaglione”.  Ripensi a quella volta che ti ha spiegato che un magistrato non è uno che decide se l’imputato è colpevole o innocente, che per quelle cose lì ci vuole il Padreterno, che  chi fa il suo mestiere decide “semplicemente” se sulla base delle prove che emergono dalle indagini e dal processo l’imputato può essere considerato colpevole o innocente. Sì, ripensi al suo attaccamento al lavoro, alla sua voglia di farlo bene sempre, al suo distacco da ogni forma di fanatismo, al suo rigore, e ti dispace ancora di più. Accade, certo che accade, accade che una persona a cui vuoi bene  e che da pochi giorni è in pensione se ne vada a dormire la sera e non si svegli più. Accade che pensi che non è giusto anche se alla tua età l’hai imparato che in queste faccende qui la giustizia non esiste, accade che pensi che in fondo ci vuole culo a morire così eppure non ti passa, accade che pensi a S. e a M. e ti dici loro stanno molto peggio di te e ti dispiace un sacco ma neanche questo ti basta.  Sì, accade che ci vuole tempo perché ti scenda giù e va bene così, tanto poi il dolore passerà, resterà il ricordo, e questa è davvero storia, proprio come avrebbe detto lui. Ciao M.

9 thoughts on “E io tra di voi

  1. la penso come il tuo amico e il COME posizionare la barca disegni una persona. ne accadono di cose, certe ti fanno forte e gioioso, altre incidono le carni e rischiano di renderti cieco; trovare un equilibrio senza sbagliare e senza distruggere, credere ogni ragionevole dubbio … siamo umani, troppo umani e il concreto, il toccare con mano è l’unica salvezza possibile.

  2. Ti dovrei dire che il tempo aggiusta tutto e che il dolore andrà via. No. Il dolore non andrà via. Si trasformerà in un’onda emozionale che ti attraverserà ogni volta che penserai alla persona che hai perso. Sa tanto di luogo comune dire che è un’esperienza della vita, ma purtroppo è la verità e lo sappiamo bene tutti. Resta quello che hai dentro di te, e che ti fa rivivere anche momenti apparentemente banali, ma sedimentati del tuo vissuto di amico, di fratello, di figlio, di tutto ciò che di volta in volta sei stato. E se adesso ti viene da piangere, che ben vengano tutte le lacrime del mondo :è un modo per sentirsi meno solo. Ti abbraccio.

  3. Leggendo queste parole mi è venuto in mente quel bellissimo libro “I rami della tua assenza”, quando si condivide molto si soffre molto. Ciao Vincenzo, un abbraccio.

  4. Accade e accadrà anche a noi, ma quanto è difficile accettare questa amara verità. Sarebbe tanto meglio distogliere la mente dal pensiero dell’assenza ma invece i ricordi ti ripropongono continuamente i momenti belli, brutti, che hai condiviso con le persone che ti lasciano. E’ il nostro modo di vincere sul tempo, di perpetuare la vita e allora ben vengano i ricordi anche se ci tormenta il desiderium cioè la mancanza, il rimpianto. Quelle persone che riescono a suscitare in noi questo sentimento hanno vissuto una vita che non si conclude nell’attimo in cui chiudono gli occhi alla luce ma continuano le loro opere attraverso quelli che li hanno amati.

  5. Demistificatore, M. si divertiva a raccontarmi favole sbagliate: incisa nel ricordo Biancaneve e i Quaranta ladroni. Sigaro e vocione, adesso fa troppo strano la sua assenza. Costa fatica abituarsi a certi vuoti.

  6. Il giorno di San Valentino è capitato anche a me di perdere un amico: sgomento e sconforto sono il primo cerchio in cui entrare come in una bolgia dantesca. Poi il tempo passa e ti convinci che in fondo ti restano ancora le memorie, che tutto non è perduto se ancora rechi in te i suoi insegnamenti, che qualche cosa di lui vive ancora in te. Ti sorprendi a sorridere quando ripensi a qualcosa che ti aveva detto o che aveva fatto. Ma quando vai in un posto dove saresti stato sicuro che ci sarebbe stato anche lui ad aiutare, a consigliare, a darsi da fare con te e per te, allora la ferita si riapre. Il tempo, dicono, è la migliore medicina. Io non so se credo a questa frase…

  7. Accade e hai ragione, fa male anche se ti dici che è nell’ordine naturale delle cose. Perché non è nell’ordine naturale dei sentimenti rassegnarsi alle perdite. Un abbraccio Vincè, ché le parole sono superflue, ma l’affetto sincero no.

  8. ..e quando accade,caro Vincenzo,dopo il primo tracciato di dolente stordimento, in cui il fiato rallenta e il cuore pulsa come impazzito..quando la notizia ha la violenza di una sferzata di salice amaro,arriva il caleidoscopico intreccio di pezzi di vita, attimi e ore in cui ti viene restituita la storia vissuta nel suo intrecciarsi di eventi comuni,
    Lentamente l’amico ti si rappresenta nella sua veste usuale, ne risenti voce e parlantina e il flusso dei discorsi nella gioia dell’incontro, ti è accanto nell’andatura e nelle pause,attento agli sguardi di consenso e alle sfumature argomentative, anche le arguzie mimiche sono linee palesi di paralleli fra voi due e il mondo intorno che non è mai come vorremmo. Rimarrà lì, nell’atto consapevole di un’amicizia antica, amico più che mai Caro.
    Ti saluto nella tua essenza, giovane pensionato M., amico Di Vincenzo!

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